Mamma non Autorizzata
PH by: Ilaria Vallaro
Oggi è la festa della mamma e noi abbiamo raccolto la storia di Ilaria, una mamma che ha attraversato con suo marito l’esperienza della PMA, la procreazione medica assistita.
L’inferitilità può portare un grande senso di inadeguatezza e a volte anche di vergogna. Scegliere poi la PMA è un percorso molto duro e faticoso sia dal punto di vista fisico che emotivo.
Per questo vogliamo dire grazie a Ilaria, per averci portato la sua storia e per averla voluta condividere con generosità alla nostra comunità. Questo articolo vuole mostrare solidarietà alle coppie che stanno attraversando adesso la PMA e sensibilizzare la comunità nell’avere delicatezza verso queste scelte intime, che sono spesso fonte di sofferenza.
Festeggiamo quindi tutte quelle mamme coraggiose che tanto hanno desiderato i loro bambini!
Oggi voglio festeggiare le mamme “non autorizzate”. Chi sono? Quelle donne che si sentono mamme, che sono state mamme anche solo perché hanno lottato e hanno immaginato tanto quel figlio da averlo vissuto davvero.
Anna è frutto di un grande amore e di una lunga ed estenuante ricerca, voglio condividerla perché se ne parla troppo poco, me lo raccontano sotto voce quelle mamme che sono alla ricerca di un figlio e hanno saputo della mia esperienza, con vergogna come se fosse una colpa non riuscire a procreare.
“Noi donne siamo nate per procreare, siamo fatte apposta” direbbero i saggi, “non devi pensarci continuamente”, “dovete farvi una bella vacanza” e poi la frase madre, quella che ti farebbe diventare un omicida “solo se sei mamma puoi capire”.
Scoprii di essere incinta il 14 settembre 2017, dopo appena tre mesi che provavamo, non sono mai stata convinta di voler un figlio ma avevamo deciso di lasciare fare al fato. Ero convinta di non poter diventare mamma a causa della mia malattia passata, e invece.
Ma la felicità durò poco perché le beta non raddoppiarono e scoprimmo di avere una gravidanza extrauterina.
Seguirono tre anni di tentativi vani, di pianti e frustrazione mensili, anni di consigli assurdi, visite con professionisti che dicevano “le sue tube sono le migliori della giornata, si faccia una bella vacanza”. Fino a quando la mia ginecologa mi disse che ero un caso di infertilità inspiegata e mi consigliò di rivolgermi al centro di infertilità di Genova l’Evangelico.
A settembre 2020 la prima visita con il Dottor Costa, luminare della PMA, ci si aprì un mondo, un mondo che avevo sempre rifiutato, dicendo che se la natura aveva deciso così ci sarebbe stato un motivo. Ma secondo lo stesso principio io sarei dovuta morire nel 2013 della mia malattia e invece la scienza mi ha portato ad essere ancora qua. Ci vogliamo provare e ci ritroviamo in lista, in pieno covid.
Nel frattempo ogni mese mi auguro di rimanere incinta, intanto pance ovunque (sono sempre stata super felice delle gravidanze altrui ma un certo senso di frustrazione è innegabile), mille dubbi e paure.
Intanto l’età aumenta, la capacità ovarica diminuisce.
Maggio 2021 ci chiamano dal centro, ci sono una lista di esami genetici e ormonali da fare prima di presentarci a giugno per il primo incontro informativo. Ovviamente questi esami vanno svolti in giornate esatte del ciclo e tra il covid e il SSN e le mestruazioni che tardavano, diventava impossibile e snervante riuscire a prendere gli appuntamenti, riversandoci quindi su laboratori analisi privati.
Giugno 2021 il primo incontro, impauriti e incuriositi ci rechiamo in ospedale ma causa Covid mio marito non viene fatto salire e io mi trovo sola con altre “Non autorizzate” impaurite ad ascoltare quello che dovevamo affrontare. Per fortuna ci viene lasciato del materiale da visionare a casa con i mariti.
Il passo successivo sarebbe stato aspettare il ciclo di agosto e poi telefonare per cominciare la terapia e i monitoraggi a settembre. Ovviamente il ciclo di agosto e settembre tardò ma riuscimmo a cominciare la cura. Io agofobica dovevo fare ogni sera alla stessa ora una puntura, per fortuna mio marito ha dimestichezza con gli aghi e aveva lui il compito di pungermi. A giorni alterni dovevamo recarci a Genova per monitorare la produzione di follicoli.
Questa è stata una delle fasi più pesante. Mi sentivo un numero o meglio una mucca che doveva produrre più possibile. Mio marito mi accompagnava sotto l’ospedale e io salivo insieme alle mie compagne di avventura per vedere come stava andando. Ricordo gli sguardi ogni volta che una di noi usciva dallo studio ginecologico, cercavamo di capire come procedeva. Avevamo creato una chat con altre due ragazze con cui tutte le sere ci facevamo coraggio per le iniezioni e ci scambiavamo consigli e paure.
Ero completamente posseduta dagli ormoni, sembravo un esorcista, avete presente un pre ciclo di una donna? Moltiplicatelo per 100 e potete immaginare la mia situazione.
Il 18 settembre veniamo sottoposte al prelievo degli ovociti , tutte e tre. In quella sala operatoria pregavo (e chi mi conosce sa che non sono proprio un fenomeno della materia) che riuscissero a prelevarne almeno uno e che quell’uno potesse diventare nostro figlio.
Quando mi sono svegliata in camera arrivò la ginecologa e mi diede un foglio: 6 ovociti prelevati. La ragazza la mio fianco ( amica di chat) piangeva disperata tutte le lacrime che aveva in corpo. Nessun ovocita. Suo marito non poteva entrare per abbracciarla e io non dimenticherò mai tanta sofferenza. L’altra compagna di chat un numero impressionante di ovociti.
Da sei ovociti solo tre vengono fecondati e sopravvivono ma per il transfert (trasferimento dell’embrione in utero) bisogna aspettare perché le ovaie sono state iperstimolate. Un dolore che non riesco a spiegare.
Solo il 18 febbraio 2022 riusciamo a trasferire il nostro embrioncino in terza giornata in utero.
Entro in reparto e cerco di capire se le ragazze intorno a me erano per lo stesso motivo o per controlli, mi chiamano (sola perché normative Covid), una biologa mi chiede conferma dei miei dati anagrafici e di quelli di mio marito almeno tre volte. Mi spoglio e mi sistemo sulla sedia ginecologica, intorno a me due infermiere, la ginecologa e la biologa. Entra la sonda e vedo tutto attraverso un monitor, vedo entrare nel mio utero un liquido contenente l’embrione. Le infermiere e la ginecologa applaudono e io mi commuovo. Non proprio un momento romantico ma vi assicuro che è stato forte.
Arrivo in sala di attesa e trovo le braccia di mio marito che continua a ripetermi che le probabilità di riuscita sono del 30%. Poche ma non nulle. Penso che lo dicesse come un mantra per proteggerci dalla sofferenza di una delusione. La ragazza con cui avevamo contatti in chat aveva fatto il transfert qualche mese prima ed era andato bene. Aspettava un maschietto. Perchè non poteva succedere anche a me? Però c’era la ragazza che avevo incontrato in sala d’attesa che era li da 5 anni e aveva già fatto 7 trasferimenti.. perché non poteva succedere anche a me?
Nove giorni lunghi come non mai, avevo tutti i sintomi di una gravidanza e tutti i sintomi che tutto fosse andato male, insomma la mia testa faceva fatica a mantenersi calma.
Il 14 novembre 2022 è nata Anna, il nostro miracolo PMA. Ho passato una gravidanza con il terrore che qualcosa andasse male, ho avuto paura di perdere quella speranza. Per me non sarebbe stato semplice riprovare quella gioia.
Anna è una bambina felice, lei sorride sempre, mi piace pensare che sappia quanto sia stata voluta.
Non scorderò mai le facce delle donne che mi hanno accompagnata in questi anni, non scorderò il pianto di quella ragazza (non faccio nome per rispetto), non dimenticherò mai le facce dei dottori che ci hanno seguiti.
Abbiate delicatezza nel giudicare la vita di queste coppie, il loro dolore. Abbiate rispetto per la loro scelta che è costata loro molta sofferenza.
Mi sento anche di darvi un consiglio, affidatevi a centri pubblici, anche solo per un colloquio. Io risceglierei l’ospedale Evangelico di Genova altre mille volte.
Il nostro è stato un percorso tutto sommato fortunato, andato bene al primo tentativo, cosa rarissima. Non so se avrei retto altri tentativi, la pressione a cui si è sottoposti è tanta e la fatica per gestire le cure, il lavoro e la famiglia non è immaginabile.
Sono tante le donne che non sono state fortunate come me e la mia “amica di chat”, ma io le considero mamme. Quante notti sveglie nel loro letto hanno immaginato la loro creatura, quanto hanno amato quell’ovocita o quell’embrione. Non chiamateci pazze ma Mamme.
Ilaria Mastrorosa mamma di Anna
Mamma non autorizzata
Bellissima la tua storia…vi auguro tutta la felicità di qsto mondo, da parte di una mamma non autorizzata che dopo 3 tentativi falliti, 1 biochimica naturale ed una extrauterina terminata in sala operatoria dopo 37 giorni di ospedale…ha perso le speranze, ma continuerà sempre a gioire nel leggere storie come la tua. Buona vita 🙂
Francesca Triscornia
Cara Mamma, grazie per avere scritto e condiviso la tua storia. La tua testimonianza ci rivela la forza di trasformare un grande dolore nella capacità di continuare ad amare. Un abbraccio sentito dalle mamme del MappaMamma. Contattaci per qualsiasi tua necessità.
Francesca Triscornia
Ilaria Mastrorosa
Grazie mamma per condividere la nostra gioia. Io Anna e Riccardo ti abbracciamo forte , siamo sicuri che il tuo amore saprai riversarlo in tutto quello che fai. Immaginiamo le tue ferite , per qualunque cosa noi ci siamo. Un abbraccio e tanta fortuna da noi♥️