Quando il bebè non arriva
Diventare genitori è un desiderio che accomuna la maggioranza delle coppie e viene teorizzato spesso come un momento idilliaco in cui i desideri della futura mamma e del futuro papà si incontrano e si realizzano.
Considerando la transizione tra la vita di coppia e la costituzione di una famiglia con bambino come un cruciale cambiamento, mi sento di scrivere, a seguito della mia esperienza clinica e della letteratura in merito, che tale periodo è connotato emotivamente non solo da fiducia nel futuro ed entusiasmo ma anche da timori, incertezze, dubbi (spesso angoscianti) e numerosi tabù; inoltre è doveroso mettere in conto che ciascun membro della coppia guarda alla genitorialità con il proprio bagaglio psicologico personale.
La diagnosi di infertilità/sterilità si configura come un evento inatteso per la coppia che progetta il desiderio di avere un figlio. Scegliere di intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) può risultare molto difficile.
Il lavoro da psicologa mi offre il privilegio di entrare in contatto con numerose storie: ne condividerò con voi due (opportunamente modificate per motivi di privacy) che mi sembrano rappresentative per introdurre alcuni aspetti a mio parere significativi dell’argomento di questo articolo.
Camilla e Federico
Camilla è una donna dalla voce simpatica che richiede un colloquio individuale per “un problema che mi sta mettendo in scacco”. Come da mia prassi operativa durante il primo incontro parliamo del motivo per cui ha deciso di contattarmi e io inizio ad esplorare la sua storia: convive con Federico da tre anni ”abbiamo i nostri alti e bassi ma lui è l’amore della mia vita” e da due sono alla ricerca di un bambino “credevo fosse arrivato il momento, dato che avevo 35 anni e le mie sorelle hanno già tutte dei bambini”. Il bebè però non arriva… e Camilla mi racconta di aver iniziato a sperimentare un senso di grande fallimento personale “ho sempre raggiunto ciò che ho desideravo e non riuscire ad essere mamma mi sta distruggendo”. Imparerò nel corso della consultazione che Camilla ha deciso di contattare un centro per l’avvio delle procedure di fecondazione assistita e che proprio durante il primo incontro le hanno consigliato di pensare alla possibilità di intraprendere un percorso psicologico.
Camilla è sempre stata una brava bambina, una brava studentessa, una brava compagna e dunque sta affrontando la difficoltà del concepimento prendendosi tutta la responsabilità e cercando una soluzione.
La mia domanda: dov’è Federico?
Ida e Giorgio
Ricevo una telefonata da Ida che chiede di poter fissare un colloquio di coppia: accolgo la richiesta e fisso un appuntamento per lei ed il marito.
Ida e Giorgio già nell’autopresentazione sono una coppia che ci tiene a farmi sapere che sta affrontando “tutto questo insieme”: Ida, che parla molto, mi racconta che dopo essere stati messi a dura prova da accertamenti medici di ogni tipo e tentativi di fecondazione omologa non andati secondo i propri desideri, hanno deciso di optare per la fecondazione eterologa 1.
Giorgio la “accompagna dappertutto, si è sempre messo a disposizione per fare ciò che mi serve…”. Chiedo a Giorgio di raccontarmi un po’ il suo punto di vista sulla situazione che stanno vivendo: risponde che Ida ha già detto tutto e che concorda con lei completamente. Aggiunge: “non appena mi ha proposto di accompagnarla da uno psicologo ho pensato fosse giusto per lei che sta vivendo molto male la difficoltà a diventare madre…”.
Nella mia testa un grande interrogativo aleggia “e tu Giorgio? Tu come stai? E’ solo un problema di Ida o riguarda voi?”.
Cosa hanno in comune queste due coppie, oltre alla difficoltà a diventare genitori e al tema della procreazione assistita che entra nelle loro vite?
Entrambe le coppie hanno trascurato il valore del sostegno tra partner e della comunicazione delle reciproche fatiche sia sul tema del desiderio di avere tra le braccia un figlio sia sulla sensazione di inefficacia personale che ciascuno sperimenta.
Ci tengo a sottolineare che l’infertilità è di coppia, non riguarda mai solo uno dei due partner.
I quattro protagonisti delle storie, così come molte delle persone che ho incontrato in stanza di terapia, sperimentano una profonda solitudine e potenti emozioni negative che li mettono a dura prova e molto spesso li allontanano dal partner.
Se ognuno permettesse all’altro di accedere al proprio mondo interno, entrambi riconoscerebbero la medesima sofferenza e gli stessi timori. A volte prendere consapevolezza di ciò può essere complicato ed è per questo che richiedere il supporto di un professionista esperto potrà agevolare la riunione dei percorsi e scongiurare che i membri della coppia, travolti da una profonda solitudine, inizino a disinvestire sia sul progetto procreativo che più in generale su quello di vita a due.
La diagnosi e la complessità dei trattamenti di fecondazione assistita possono sconvolgere i ritmi normali della vita dell’individuo e della coppia, generando una condizione stressante; inoltre non è semplice arrivare a questa decisione perché possono esserci resistenze per motivi etici o culturali, i partner possono non essere entrambi immediatamente d’accordo, la coppia tende a non confrontarsi con amici e parenti per il
1 Nel 2014 la Sentenza 162 della Corte Costituzionale ha sdoganato in Italia il divieto di fecondazione eterologa sancito nel 2004 dalla legge 40, rendendo possibile per molte coppie accedere a questa tecnica per poter coronare il proprio desiderio di genitorialità.
timore di sentirsi giudicata per il pregiudizio e la poca informazione che c’è sull’argomento.
In Italia circa il 40% delle coppie che si rivolge alla PMA abbandona dopo un solo tentativo fallito. Le cause di quest’abbandono per entrambi i sessi sono senz’altro psicologiche ed emotive.
È quindi auspicabile – come suggeriscono le Linee guida in materia di Procreazione medicalmente assistita pubblicate nel 2015 ad integrazione della Legge 40/2004 – che la coppia sia sostenuta a livello psicologico: numerose ricerche scientifiche2 sottolineano che la presenza di un sostegno psicologico per le coppie con problemi di fertilità non solo favorisce l’elaborazione dei dolori, ma aumenta la probabilità di avere una gravidanza.
L’intervento dello psicologo promuove la condivisione tra i partner dei vissuti di sofferenza legati alla condizione di infertilità e attiva le risorse necessarie per fronteggiare con più serenità il trattamento e l’intero percorso costellato da grandi aspettative e lunghe attese: inoltre può essere un opportuno spazio in cui prevenire o affrontare conflittualità o patologie della relazione di coppia.
Il supporto psicologico è consigliato anche a coloro che hanno terminato il trattamento di PMA, non solo in caso di fallimento, per elaborare il dolore della perdita e facilitare la scelta successiva, ma anche in caso di successo, per sostenere la coppia che può incontrare difficoltà durante e dopo la gravidanza.
Se a seguito di questa lettura vi fosse venuta voglia di parlare con un professionista, contattatelo e non abbiate timore di fare domande, vi risponderanno. Ovviamente sono a vostra disposizione, in presenza o online, anch’io, che per Il MappaMamma mi occupo di sostegno all’individuo e/o alla coppia a partire dal progetto generativo. Osserveremo il tema dell’infertilità in ottica sistemico relazionale ed intergenerazionale, esplorando i fattori psicologici implicati, in particolare quelli legati alla dimensione di coppia e familiare.
Di seguito qualche consiglio di lettura sul tema:
✔ Invidia del pancione. Una guida per riconoscere le proprie emozioni e affrontare la ricerca di un figlio di Beatrice Corsale, Erikson, 2021;
✔ Linee guida internazionali della European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) https://www.eshre.eu/Guidelines-and-Legal.aspx
“Se una società vuole veramente proteggere i suoi bambini
deve cominciare con l’occuparsi dei genitori” (J. Bowlby)
2 Benessere e cura nell’esperienza perinatale, pubblicazione a cura dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia
Psicologa e psicoterapeuta