L’IMPORTANZA DEL SONNO NEL BAMBINO

 

Il sonno ha un ruolo fondamentale nel neurosviluppo di ogni bambino, contribuendo a scolpirne i circuiti neuronali. E’ quindi molto importante insegnare al bambino delle corrette abitudini (“igiene del sonno”):

molti studi dimostrano che spesso i bambini nella nostra società dormono un numero insufficiente di ore, rispetto alla durata minima indicata dalle Raccomandazioni Internazionali (vd immagine allegata), soprattutto nella fascia di età 10-13 anni.

La prevalenza dell’insonnia in età pediatrica varia dal 10 al 30% tra le popolazioni pediatriche generali (principalmente nei primi 5 anni di vita), ma sembra essere aumentata negli ultimi 20-30 anni a causa della discrepanza tra il fisiologico ritmo sonno-veglia del bambino e le esigenze sociali. L’insonnia può avere effetti deleteri sullo sviluppo psichico e cognitivo, sul comportamento, sulla regolazione dell’umore, sull’attenzione, sul rendimento scolastico, sull’obesità e sulla qualità di vita in generale del bambino e dei genitori.

Nei primi mesi di vita passiamo circa il 70-80% del tempo dormendo: le ore di sonno per il neonato sono circa 15-20 ore al giorno, contro le cinque-sei ore per la persona anziana.

I neonati e i bambini in generale dormono di più principalmente perché il sonno influisce sulla loro crescita, in particolare favorendo lo sviluppo cerebrale (soprattutto il sonno nella fase REM, cioè quello più leggero); consolidando la memoria e tutto ciò che il piccolo apprende durante il giorno; stimolando la secrezione dell’ormone della crescita; rafforzando il sistema immunitario; consentendo all’organismo di rallentare e al cervello di “ripulirsi” dalle tossine accumulate durante la veglia.

Il sonno evolve e si divide in cicli, della durata di circa un’ora (90-120 minuti per i bambini più grandi e per gli adulti). Nell’arco della notte i cicli si susseguono uno dopo l’altro; è dunque sbagliato pensare che il sonno (del neonato come dell’adulto) sia continuo. Inoltre, all’interno del singolo ciclo (anche questo vale sia per i bambini sia per gli adulti) si susseguono “fasi” diverse tra loro in termini di quantità di tempo. I 60 minuti che compongono il ciclo del sonno di un bambino sono divisi tra fase REM e non-REM. Alla nascita, il sonno REM rappresenta circa il 50% del totale, intorno ai 2-3 anni diventa il 25%, per raggiungere poi (come negli adulti) circa il 20% intorno ai 6 anni. La percentuale di sonno REM nei bambini è maggiore perché funzionale allo sviluppo cerebrale.

A noi adulti capita spesso di svegliarci durante la notte tra un ciclo di sonno e l’altro. Spesso non ce ne accorgiamo neppure o semplicemente ci giriamo dall’altra parte per iniziare un nuovo ciclo. Al neonato e al bambino in generale accade la stessa cosa ma con maggior frequenza (i loro cicli sono più brevi, dunque si parla di “micro-risvegli”), solo che spesso non sono abituati a riaddormentarsi da soli e quindi richiamano l’adulto per essere supportati: tutto ciò è assolutamente normale, dipende dal fatto che i piccoli si spaventano per la lontananza della figura di accudimento.

Nel caso in cui l’incidenza dei risvegli tra un ciclo di sonno e l’altro aumenta si parla di sleep regression, un fenomeno che si verifica maggiormente nei seguenti momenti:

  • Aumento dell’autonomia (quando ad esempio il bambino inizia a gattonare o a camminare) e scatti nello sviluppo psicomotorio.
  • Ansia da separazione (intorno ai 18-24 mesi).
  • Primi dentini.
  • Inserimento al nido o all’asilo.
  • Arrivo di fratellini o sorelline.
  • Ripresa lavorativa della mamma.
  • Tensioni familiari.
  • Cambiamento di routine familiari.

 

Qualche buona abitudine….

In generale, il sonno del bambino richiede tempo per autoregolarsi. Molti studiosi hanno “idealizzato” modelli e studi relativi alle differenti modalità di gestione e messa a letto che possono favorire questo naturale processo. Vediamo cosa si può fare, da un punto di vista pratico, per rendere il momento della nanna più facile non solo per i piccoli ma anche per i loro genitori:

  1. Accettiamo che nei primi mesi di vita possano svegliarci. Come detto, non si tratta di un capriccio né di un vostro errore di gestione, ma di un fisiologico bisogno di accudimento, contatto e rassicurazione del bambino.

Curare o alleviare alcuni frequenti disturbi nei primi mesi di vita può migliorare la qualità del sonno, come trattare le coliche nei primi mesi di vita ed il fastidio gengivale dovuto alla dentizione nei mesi successivi.

Nei bambini dai 2 anni in su possono verificarsi delle condizioni che disturbano il sonno, come ad esempio gli episodi di pavor nocturnus (terrore notturno), che compaiono dopo i 2 anni e possono manifestarsi fino a circa 6 anni, e i più comuni incubi. Il pavor nocturnus si presenta nelle prime ore del sonno e ha una durata che varia da 1 a 15 minuti: il bimbo appare agitato, spaventato, può parlare in modo confuso, piangere, e tutto ciò può essere accompagnato da tachicardia, sudorazione, dilatazione delle pupille, aumento del tono muscolare.

Gli incubi invece si associano notoriamente a sogni dal contenuto pauroso o angosciante e si presentano nelle ultime ore della notte, in corrispondenza del sonno REM. Mentre del pavor nocturnus non viene ricordato il contenuto, l’incubo viene più facilmente richiamato alla memoria, forse proprio perché si presenta in una fase del sonno più leggera.

  1. Creiamo un rituale serale che lo accompagni alla nanna: il bagnetto serale, mettere il pigiamino, leggere una favola senza rumori di sottofondo con luci soffuse, cantare una ninna nanna, insomma una routine o un insieme di attività che si ripetono quotidianamente prima di andare a dormire e che hanno la funzione di prepararlo a ciò che accadrà a breve.

A 6-7 mesi, quando la maturazione del riconoscimento degli estranei e di nuovi ambienti rende più difficile adattarsi alle novità e separarsi dall’adulto, la qualità del sonno dipenderà soprattutto dal benessere emotivo del bambino durante il giorno. La prevedibilità e la partecipazione attiva del piccolo alle routine conosciute, sia di giorno sia di notte, saranno di grande aiuto, mentre l’incostanza e l’imprevedibilità dei comportamenti altrui rafforzeranno la “lotta” del bambino contro il primo addormentamento serale, renderanno meno profondo il sonno (e quindi si sveglierà molte volte) e contribuiranno a una maggiore difficoltà nel riaddormentarsi e nello sviluppare la propria sicurezza.

  1. Non aspettiamo che sia esausto per metterlo a letto. Un bambino molto stanco è più irritabile e nervoso e quindi più difficile da far addormentare. È quindi preferibile evitare giochi troppo turbolenti o eccitanti nelle due ore che precedono il sonno e sfruttare la cosiddetta “finestra del sonno”: quel breve periodo preceduto da segnali di stanchezza (il bimbo si stropiccia gli occhietti, si gratta le orecchie, sbadiglia, si tira i capelli…). Assolutamente vietati cartoni animati ed utilizzo di devices elettronici (troppo stimolanti…) per addormentarsi!
  1. Mettiamolo a nanna nel suo lettino. Spesso i bambini vengono fatti addormentare sul divano o nel lettone e poi spostati nel loro lettino, e questo può confonderli: svegliandosi di notte in un luogo diverso da quello in cui si sono addormentati, potrebbero sentirsi spaventati e spaesati, e tutto ciò renderà più difficile il riaddormentamento.

Nei primi 6 mesi di vita la culla/lettino sarà nella vostra stanza, poi nella cameretta del bambino. Nei primi mesi di vita non lasciare il bimbo nel lettone è anche una questione di sicurezza (l’eccessivo calore può favorire le apnee nel sonno ed, esausti, potreste in pieno sonno inavvertitamente girarvi sul bambino): il co-sleeping nei primi mesi di vita andrebbe dunque evitato o, comunque, mettete sempre dei confini tra voi ed il bambino (potete fargli un nido col cuscino dell’allattamento); ricordate che dopo gli 8-9 mesi i bimbi acquisiranno l’abitudine di dormire con voi (e a quel punto sarà molto più complicato abituarli a dormire da soli nella loro stanza).

  1. Osserviamolo nella quotidianità e trascorriamo del tempo con lui. Consideriamo anche che più il bimbo passerà del tempo con mamma e papà durante il giorno, più sarà appagato sotto questo punto di vista e meno soffrirà il “distacco” dovuto all’addormentamento.

Dagli 8-10 mesi il bimbo inizia ad essere in grado di mettere in atto delle strategie auto-consolatorie per riaddormentarsi da solo (basterà rimettergli il ciuccio, avvicinargli un pupazzo di pezza o un indumento col profumo della mamma, per farlo riaddormentare…): tutte tappe fondamentali per l’acquisizione di future autonomie.

Intorno ai 3-4 anni può manifestarsi la paura del buio e di ciò che potrebbe accadere: a questa età i bambini vivono in un mondo fantastico e immaginario che non sempre riescono a controllare («Se spegni la luce arrivano i mostri!»). Potete proporre di cercare insieme qualcosa che lo protegga durante il sonno e che tenga lontano i pericoli: un braccialetto che dà i superpoteri, un pupazzo-guardiano che fa compagnia nel letto, una lucina nella stanza o un oggetto scaccia-mostri da tenere vicino.

Gradualmente la sicurezza del bambino e il senso di controllo aumenteranno e, con l’acquisizione di una maggiore indipendenza, il piccolo comincerà a creare i propri rituali personali che lo faranno sentire protetto senza dover coinvolgere altre persone.

Integratori e fitoterapia come alleati…

Melatonina: è un ormone sintetizzato dal nostro organismo e ha un picco tra le 2.00 e le 4.00 di notte. Si è dimostrata efficace nella regolazione del ritmo sonno-veglia. Non ci sono studi specifici sulla somministrazione di melatonina nel primo anno di vita, ma vista la relativa assenza di effetti collaterali e il fatto che la produzione da parte del nostro organismo non viene alterata, si potrebbe consigliarne l’utilizzo già dopo i 6 mesi di vita. Alle dosi abituali non causa variazioni dello sviluppo puberale, non interferisce con la nostra produzione di melatonina, non dà dipendenza.

Triptofano: è un aminoacido essenziale che viene trasformato in metaboliti bioattivi, tra cui serotonina, melatonina e niacina, sostanze regolatrici del sonno. Si ritiene che il triptofano abbia un’azione stabilizzatrice sul sonno, diminuendo il numero dei risvegli notturni e la frammentarietà del sonno.

Ferro: il ciclo sonno-veglia è parzialmente controllato dal sistema dopaminergico, che richiede il ferro come cofattore. Il ferro intracerebrale ha un’azione modulatrice sui disturbi del sonno caratterizzati da iperattività motoria e frequenti risvegli notturni.

Melissa, passiflora, valeriana e camomilla: sono rimedi erboristici, ben tollerati, con un noto effetto sedativo. In commercio si trovano preparati con associazioni di melatonina e queste erbe.

Bibliografia:

1. Acheson A, Richards JB, de Wit H. Effects of sleep deprivation on impulsive behaviors in men and women. Physiol Behav 2007;91:579-87. 3 Kelly Y, Kelly J, Sacker A.

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3. Garaulet M, Ortega FB, Ruiz JR, et al. Short sleep duration is associated with increased obesity markers in European adolescents: effect of physical activity and dietary habits.

4. Malorgio E. I disturbi del sonno in età pediatrica, GUIDA PRATICA.

5. UPPA. Dossier sul sonno.

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8. J Clin Sleep Med 2016;12:785-6. 20 Mindell JA, Owens JA. A clinical guide to pediatric sleep-diagnosis and management of sleep problems. II ed. Philadelphia: Lippincott Williams & Wilkins 2010.

Dott.ssa Maria Chiara Gallo

Pediatra

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