L’INCONTRO CON IL PADRE E’ UNA FESTA!

PH BY: Ilaria Vallaro

Auguri a tutti i padri!

In questo giorno mi piacerebbe proporvi una breve riflessione sull’importanza dell’incontrare il proprio padre. Sì, avete capito bene, ho utilizzato il verbo incontrare, forse può sembrarvi insolito. Eppure mi piace vedere l’unione tra padri e figli come un incontro tra due anime. Sappiamo che la madre instaura un legame simbiotico con il figlio nel grembo materno, legame collegato al sangue (inteso come spirito di vita) che conserverà nel tempo anche dopo la presa di coscienza del bambino di essere altro. In quel momento di presa di coscienza il bambino incontra uno sguardo: lo sguardo del padre, che lo sollecita alle domande sulla vita e sul mondo. Il padre è la guida per l’ingresso nel mondo, rappresenta l’inizio del racconto che i figli andranno a costruire. Oggi si parla dell’assenza di questa figura nella società, una figura da recuperare soprattutto nella relazione all’interno delle famiglie. Il padre ha un compito ben preciso diverso da quello della madre, ed è proprio la differenza che lo rende unico e speciale.

Nel film” Senti chi parla” (1989) con John Travolta nel ruolo di James aspirante papà, la protagonista Mollie cerca il padre perfetto per il figlio Mikey, avuto da una relazione finita male. James viene scartato perché ritenuto troppo inaffidabile e nel dialogo di addio con il piccolo Mikey, usando semplici parole del quotidiano, rivela cosa significhi per lui essere un buon padre:

  • Ehi Mikey non so se potrò più venire a trovarti, tua madre ha preso questa cantonata che io non possa essere un buon padre per te, chissà poi perchè? Probabilmente non avrebbe neanche preso mio padre, anche se lui per me ha fatto bene il suo lavoro. Ma vuoi sentire qualche consiglio paterno?! Sai quando avevo tre anni lui diceva: – Non picchiare le donne neanche se te lo chiedono-; e poi diceva anche: – Hei, finisci la carne lo sai quanto costa!-. Quella che mi è rimasta più impressa probabilmente è: – Se i tuoi amici si buttano dal ponte di Brooklyn tu devi andargli dietro?- …e io quello ce l’ho ancora in mente adesso, lo seguo sempre quel consiglio…tirando le somme non è un granché.. per me essere un buon padre significa far contenta la moglie perché non faccia impazzire i figli..-

Questo è il padre: colui che ama la madre e ti mostra come vivere nel mondo, è quella base da dove costruire la propria storia, ti fornisce le regole da seguire che potrai decidere un giorno se abbandonare o portare con te. Potremmo dire che la madre accompagna nella scoperta del mondo interno, il padre accompagna alla scoperta del mondo esterno, ed è per questo che entrambe le figure sono complementari alla vita di ogni figlio. Allora la parola incontro mi sembra appropriata nel descrivere ciò che accade quando si vede per la prima volta il volto del proprio padre, in esso incontro l’umanità intera ovvero la chiamata alla vita. Il lavoro paterno richiede quindi uno sforzo in più: si deve “guadagnare” il suo ruolo, come fa notare la psicoterapeuta Francois Dolto in un Seminario di psicoanalisi infantile:

Essere padre è dare il proprio nome al bambino, è provvedere al suo sostentamento a prezzo del proprio lavoro, è educarlo, istruirlo, chiamarlo ad una vita più intensa, a un desiderio più deciso…E’ tutt’altra cosa che essere genitore. Meglio, forse, se il padre è anche genitore, ma in fondo ci sono solo padri adottivi. Un padre deve sempre adottare il proprio figlio….Non c’è padre con sia adottivo.

 

Ogni padre è quindi per i figli un incontro che diventa la festa della vita.

 

Auguri a tutti i papà che chiamano con coraggio tra le fatiche e i pesi quotidiani i propri figli ad una vita più intensa! Grazie per il vostro insostituibile lavoro educativo, buona festa del papà!

 

Pedagogista APEI

Post a Comment