La Doula: chi era ieri e chi è oggi

A tutti i cari lettori e lettrici, finalmente in onore della settimana mondiale della Doula (22-28 marzo 2021), entriamo nel vivo di questa meravigliosa professione, ricca di storia e magia. Si pensa che la doula sia una novità, una moda degli ultimi tempi, eppure è una figura di supporto tanto antica da non essere nemmeno databile.
Abbiamo l’onore di conoscerla per la prima volta in modo più dettagliato nella mitologia di Ovidio come Galati, colei che aiutò Alcmena a partorire Eracle, ma non solo, fu la donna che con strategia ed empatia aiutò una madre ad avere la possibilità di partorire il suo bambino nonostante Giunone cercasse di rallentarla e bloccarla. In seguito Galati venne trasformata in una donnola ed ancora oggi la doula viene rappresentata dalla donnola.
Anche Omero nel racconto di Pausania dell’Iliade accenna ad Historis, la prima doula, benchè sia precedente a livello temporale al racconto di Ovidio, la descrizione fu proprio diversa.
La figura è molto simile a quella di Galati anche se non raccontano la stessa storia con gli stessi dettagli. Nella versione greca la furia di Era (il corrispettivo di Giunone), che non voleva in nessun modo che Alcmena partorisse per prima, le fece mandare le Pharmakides ad “assisterla”. Etichettate come streghe, erano coloro che conoscevano le erbe, come da etimologia “veleno o medicina” proprio per far comprendere quanto il loro utilizzo potesse variare in base alle conoscenze e le quantità. Furono loro infatti a rallentare il travaglio di Alcmena quando Historis arrivò e con l’astuzia fu capace di allontanarle facendo ripartire il travaglio e supportando la donna durante il suo parto.

La doula nella storia ha avuto moltissime vesti e moltissimi nomi. Conosciamo le Levatrici, Sa Levadora sarda, le Balie, le Parteras meso americane, le donne dei villaggi che si stringono e fanno rete attorno alla madre, non solo in procinto del parto ma già dal concepimento e finchè la madre non sarà pronta a farcela da sola.
Infatti, come recita un antico detto africano “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. Effettivamente non sempre nella storia dei tempi la doula ha avuto un ruolo specifico o professionale. Quasi ogni cultura aveva la sua doula, poteva essere una tradizione tramandata di madre in figlia o appresa tra le donne sagge del paese e molto spesso, soprattutto in Italia, questi saperi sono taciuti e nascosti tra le ceneri di chi li ha vissuti.

Carmen Salis e Ivan Murgara, con moltissime ricerche, sono riusciti a raccontare nel libro “Sa Levadora, maestra di parto sarda” della vita di Pietrina Murtas. Una donna di fine ‘800 che si trovò a far partorire un figlio illegittimo ad una collega in miniera, da lì trovò la sua strada e continuò ad aiutare tutte le donne con la sola spinta della volontà di farlo. Pietrina in tutta la sua vita, fino alla fine, supportò le donne non solo durante il parto ma le accudiva anche nel post nascita, fisicamente, psicologicamente e praticamente. Aiutava loro nelle faccende, a preparare un pasto caldo, nell’igiene o nell’allattamento, guadagnando a volte una gallina o un po’ di verdura. Forse la chiameremmo ostetrica, forse doula, forse entrambe.

In antichità non vi era dunque una differenza tra ostetrica e doula proprio perché l’ostetrica formata propriamente a livello sanitario non esisteva, soprattutto nei piccoli centri, nelle comunità, nei villaggi o nelle campagne. Successivamente con l’avvento della formazione dell’ostetrica avvenne la divisione dei compiti e delle competenze in cui la doula si occupa della parte emotiva, di vita pratica, di sostegno e supporto e l’ostetrica della parte sanitaria nelle sue specifiche competenze in fisiologia e patologia nella salute della donna e in travaglio e parto.

Fu Dana Raphael la prima che dal 1966 si occupò di reinserire il termine doula nel panorama linguistico moderno. Antropologa americana, allieva di Margaret Mead, ha condotto la sua tesi di dottorato tenendo come focus l’allattamento in alcuni gruppi umani portatori di culture differenti e in alcuni gruppi di animali
Dana Raphael iniziò i suoi studi a seguito dell’allattamento del primo figlio che purtroppo terminò velocemente senza successo, questo la spinse a comprendere il perché di ciò che le era successo. Attraverso i suoi studi su specie umane e animali si rese conto che era sempre presente una figura il cui ruolo era quello di supportare ed accompagnare la diade (madre-figlio/a) e la triade (madre-padre-figlio/a) non solo fino al parto, ma anche successivamente. Inizialmente questa figura prese il nome di auntie proprio per la familiarità del ruolo che poteva essere quello di una zia, una nonna, un amica di famiglia.
Dana Raphael sembrò però insoddisfatta di questo termine per rappresentare un figura che di fatto accompagnava e supportava la donna in modo sistematico e continuativo, fu per questo che scelse di utilizzare il termine greco “doula” che etimologicamente significa “schiava”. Nonostante ci siano molte controversie per l’accezione negativa della traduzione di doula, ci si riferisce invece in senso positivo a “donna al servizio di un’altra donna” o ancor meglio “mamma della mamma”.
Questo dibattito sul nome è stato riaperto nei primi anni 2000 con l’inizio del progetto H. O. M. E. (Home Obstetrical Mothercare Experience) che vedeva la collaborazione della Regione Umbria del M. I. P. A. , dell’associazione Il Marsupio di Verena Schmidt, dell’Inghilterra, della Romania e della Grecia. Il termine Doula venne qui sostituito con M.A. (Mother Assistant)

Brenda Benaglia, antropologa,  nella sua tesi di dottorato “Lo Spazio della doula. Produzione di nuove soggettività in una pratica contemporanea di accompagnamento alla maternità” riporta le seguenti parole:
“Le definizioni sintetiche che della figura danno alcune madri coinvolte nella mia ricerca, spaziano da «persona sensibile e appassionata alla nascita» a «colei che è capace di ascoltare», «presenza discreta e paziente», «madre e sorella», «Mary Poppins», «donna». Con le parole di alcune doule, invece, «colei che facilita la migliore esperienza di maternità e paternità», «presenza discreta, in punta di piedi, con orecchie più grandi della bocca», «persona pratica di vita sensibile e umana», «custode della nascita», «assistente alla neo-madre e al nucleo familiare», «colei che fa da madre alla madre», «testimone di un momento di passaggio»”

E’ proprio questo il ruolo della doula oggi, essere un supporto empatico che con accoglienza ed assenza di giudizio accompagna la madre e la famiglia nel suo percorso di nascita a livello pratico ed emotivo, rendendosi complementare e mai sostitutiva del ruolo meraviglioso dell’ostetrica.
Ad oggi sono diverse le terminologie e i percorsi di formazione.  L’associazione professionale MondoDoula dal 2009, e altri enti di formazione mantengono il nome unico di doula.
Clara Scropetta per esempio (doula con esperienza ventennale) si definì Custode della nascita, termine coniato da BirthKeeper usato da Jeannine Parvati Baker un’ostetrica americana che morì nei primi anni del 2000 e con la quale fu doula.
Successivamente dal 2016 il termine Custode della Nascita venne registrato dall’associazione Custodi del Femminino per la formazione figure professionale con le competenze della doula più altre competenze pratiche e olistiche.

Fondamentalmente non importa il nome, quanto il cuore e la spinta che uniscono tutte nel sostegno della madre. Una grande rete di donne per le donne.

La Redazione 

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